Idee al Bivio

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Migliorare la propria tecnica è il desiderio di moltissimi sciatori ed il salto di qualità presuppone l’abbandono dell’idea della «forma» a favore di quella della «sostanza». Prenderne coscienza è il primo passo per accedere a solide basi e a miglioramenti concreti. Divertiamoci insieme in questa direzione!

Non ci stanchiamo di ripeterlo e continueremo fino alla noia: la buona e bella sciata non è quella sinuosa e «leccata» che riproduce solo in alcuni istanti un atteggiamento considerato «stiloso»; sciare bene è un insieme coordinato di movimenti che per essere appresi vanno semplicemente capiti. Ai corsi full immersion Jam Session non si transige su questo punto, a noi pare ovvio. E onesto. Niente di difficile, non c’è da studiare nessuna formula matematica ed il primo passo, il più importante, è mentale più che tecnico: togliersi dalla testa l’idea dello stile come riferimento, ed entrare in quella della struttura e dell’efficacia del gesto, dell’equilibrio e del movimento. D’altra parte sappiamo benissimo che in tutti i campi il vero valore sta nella sostanza, perchè allora nello sci dovrebbe prevalere il miraggio del «fumo» piuttosto che dell’«arrosto»? Vi raccontiamo l’esperienza diretta vissuta con due allievi che hanno saputo staccarsi dai luoghi comuni e seguirci sulla strada della concretezza.

Romina e Maurizio sono i protagonisti di questa puntata e potete vederne le foto al primo ed al quinto giorno di corso, constatandone i progressi. La perfezione e l’adattabilità del gesto sono ancora lontani, ma abbiamo imboccato la strada giusta. Il livello di partenza può definirsi «medio», come quello di molti sciatori: si scende un po’ su tutte le piste con traiettorie piuttosto casuali, con un’idea approssimativa del gesto, sicuramente senza la consapevolezza dei propri movimenti. È a partire da questo livello, quando viene voglia di saperne di più e di migliorare le proprie performance, che ci si trova di fronte al bivio: forma o sostanza? Scegliamo la seconda, ovvio. Nelle foto seguenti è importante notare come le due sciate siano fortemente caratterizzate. Nel caso di Romina possiamo notare una notevole asimmetria, una differenza enorme di comportamento da una curva all’altra: ricerca esagerata di angolazione di bacino nella curva a sinistra, nessuna angolazione nella curva verso destra. In un caso come nell’altro, pur con cause diverse, l’equilibrio non è ottimale, quindi anche la gestione dello spigolo, dei carichi e delle rotazioni, dei tempismi e della direzione dei movimenti. Nella curva a sinistra la facilità ad «entrare d’anca» viene vissuta (forse anche inconsciamente) come gratificante elemento di «stile», e Romina rincara la dose abbinando una marcata elaborazione della preparazione/appoggio del bastoncino. Maurizio «sfoggia» una marcata distensione arretrata abbinata ad una decisa rotazione ed inclinazione del tronco, per poi recuperare alla disperata una parvenza di equilibrio in chiusura curva. Il check iniziale viene effettuato sia su curve strette che ampie, riprese sia in sequenza fotografica che in video e senza aver dato alcun consiglio. L’inizio del lavoro tecnico consiste nel prendere coscienza di cosa significa concatenare le curve dando ritmo e cadenza, rispetto all’andare a curvare dove capita e lasciare tratti di assoluta passività tra una curva e l’altra.

Affrontare questo argomento è molto importante perchè permette di capire subito che la bontà della sciata, nello stesso tempo tecnica ed estetica, dipende principalmente dalla continuità e dalla ritmicità dell’azione e non dal riuscire ad assumere una bella posizione in un momento particolare di una curva isolata. Fatta questa premessa è facile realizzare che per ritmare bene da una parte all’altra bisogna imparare a muoversi con la stessa facilità a destra come a sinistra facendo inoltre in modo che la fine di una curva sia anche la preparazione della successiva. L’idea del ritmo ci fa capire che è necessario organizzare il movimento in un tempo ben preciso e che ogni squilibrio può alterare la sequenza. Ovvia quindi l’importanza dell’equilibrio e di qui si parte.

Foto 1-2-3 (Romina): 1) Nella curva verso destra, Romina non riesce a sviluppare una corretta angolazione, il corpo «pende» all’interno della curva, la rotazione di spalle-bacino e la totale assenza di compensazione di busto impediscono di prendere equilibrio sullo sci esterno alla curva ed il carico va a concentrarsi tutto sullo sci interno. 2-3) Nella curva verso sinistra il gesto è completamente diverso rispetto alla curva a destra; un’eccessiva controrotazione del bacino alla ricerca della «bella posizione» è un atteggiamento troppo formale e di poca sostanza, i piedi sono passivi e si nota la «sforbiciata» degli sci; la preparazione del bastoncino è esageratamente elaborata con la punta del bastone molto distante dal terreno, il lato del corpo interno alla curva spinge verso il basso e ciò non permette di caricare lo sci esterno.

Foto 4-5 (Maurizio): Un disastro! Maurizio non ha un pezzo a posto: distensione arretratissima accompagnata da una forte rotazione del tronco e dallo spostamento delle spalle verso l’interno della curva, carico sullo sci interno e sci esterno completamente scarico, solo un’azione di forza consente di chiudere la curva in totale disequilibrio.

Primo concetto tecnico importante è che l’equilibrio parte dal piede e che non c’è nessuna posizione forzata della parte alta del corpo che possa garantire l’equilibrio se il piede non cerca di sentire l’appoggio. Quale piede? Principalmente quello esterno alla curva. L’equilibrio su quel piede diventa l’obiettivo primario, oggetto di molti esercizi per imparare a «percepire » un appoggio veramente consistente. Si capisce subito l’importanza dell’abbinare il lavoro dei piedi con quello di busto e spalle: i primi per sentire la bontà dell’appoggio, il busto e le spalle per ottimizzare l’equilibrio sul piede giusto. I risultati dipenderanno in larga misura dalla presa di coscienza che quando si trova l’equilibrio giusto tutto il lato del corpo corrispondente al piede di appoggio è muscolarmente tonico e reattivo mentre l’altro lato è rilassato, decontratto. Si comincia così a prendere in considerazione il lavoro muscolare e l’importanza della necessaria differenziazione: forti sull’esterno, rilassati sull’interno. L’obiettivo successivo consiste nell’ottenere in scioltezza la giusta alternanza di appoggio dall’esterno di una curva a quello della curva successiva. Muscoli che si contraggono e decontraggono per realizzare il travaso di equilibrio da un lato all’altro col giusto tempismo. Nessuna ricerca forzata di «posizioni» di bacino e busto, solo percezione degli equilibri, rispetto dei tempi, ritmicità e relax nel passaggio da una curva all’altra, da un assetto a quello opposto. Durante la chiusura di una curva impariamo ora a guardare avanti verso la zona di chiusura della curva successiva dandoci l’obiettivo di avviare le spalle ed il tronco in quella direzione e di arrivare laggiù con un buon carico sullo sci esterno.

Foto 6-7 (Romina): In pochi giorni di esercizi la forte asimmetria tra curva a destra e a sinistra è stata risolta; nella curva a destra l’angolazione e la compensazione di busto si sono bene integrate consentendo una corretta gestione dell’assetto e dei carichi, nella curva a sinistra non vi è più quella forte passività. Un grande risultato per Romina, ottenuto grazie al lavoro su equilibri, direzione dello sguardo e dei movimenti, tempismi esecutivi, una buona base per proseguire sulla strada della dinamicità.

Foto 8-9 (Maurizio): Una belva! In questa sequenza di Maurizio si può notare come la correttezza dell’assetto e la buona gestione dei carichi consentano di chiudere la curva con grinta e sicurezza; Maurizio si permette di gestire a suo piacimento questa fase di fine curva preparandosi ad uscirne con ottima dinamicità, niente a che vedere con la foto 5, non vi pare?

Questa «programmazione» ci farà eseguire un cambio in avanzamento verso la zona-obiettivo, con la giusta gradualità nell’inversione dell’angolazione e nel trasferimento del carico, con un incremento del lavoro muscolare proporzionato alle esigenze. È ora di aumentare la velocità di crociera e di imparare ad aumentare l’angolazione generale, l’incidenza dello spigolo, l’intensità dello sforzo muscolare, la stabilità laterale delle caviglie necessaria per rendere ancora più efficace lo spigolo. Fase piuttosto ostica. Se gli equilibri di cui abbiamo parlato fino ad ora non sono stati messi bene a punto diventerà impossibile trovare il coraggio per creare e sopportare maggiori sollecitazioni. Ci si limiterà alla ricerca di posizioni più o meno forzate, magari con un attimo buono per una bella foto, ma non sufficiente per un bel film. Con l’alternanza di equilibrio ben automatizzata sentiremo di poterci lasciare cullare da una curva all’altra ed impareremo a giocare con la forza centrifuga. Comincerà così una nuova esaltante avventura. Come per Romina e Maurizio.

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